Carlo Gesualdo

Ritratto di Carlo GesualdoCarlo Gesualdo nacque a Venosa, da Fabrizio e Geronima Borromeo, l’8 marzo 1566. Morì l’8 settembre 1613 a Gesualdo (AV), nel castello avito, dopo avervi trascorso gran parte della vita.

Designato con gli appellattivi di “Musicorum Princeps” o di “Principe madrigalista”, la complessa figura di Carlo Gesualdo suscita oggi un fascino senza precedenti e le radici di questa forte attrazione sono essenzialmente di due specie.

La prima ha tratto spunto dalla sua tormentata biografia. Carlo Gesualdo infatti è passato alla storia, prima ancora che per la sua musica, per un duplice omicidio consumato a Napoli nell’anno 1590: Maria d’Avalos, prima consorte del principe, e Fabrizio Carafa, duca d’Andria, colti in flagrante adulterio, furono fatti trucidare da alcuni sgherri. La giustizia del tempo – in soli due giorni – archiviò il caso come pacifico delitto compiuto per ragioni d’onore, senza appagare però la rabbia delle famiglie dei due nobili amanti, uccisi pur sempre da mano che non fosse all’altezza del proprio rango. Il principe Carlo, allora, appartenente ad una delle più potenti famiglie del vicereame spagnolo in Italia, parente di alti prelati e nipote di San Carlo Borromeo, decise di rifugiarsi nell’inaccessibile castello dell’omonimo feudo di Gesualdo, in Irpinia, dedicandosi pienamente alla sua attività di musico e di mecenate. Ne uscì più tardi soltanto per recarsi a Ferrara, sposare in seconde nozze Leonora d’Este, cugina del duca Alfonso II, e cominciare così – una volta ritornato nell’amato castello – una nuova vita.

La seconda sorgente d’ispirazione, invece, è di natura prevalentemente artistica.

Gesualdo seppe trasfigurare la sofferenza con armonie inaudite; esaltò la dissonanza, rendendola strumento espressivo immediato delle emozioni più forti e dolorose, spingendosi ben oltre i confini della sua epoca. Dominate da tensioni ed asprezze, le sue opere hanno un’intensità lacerante: le sillabe, le immagini e i concetti si traducono in una musica che si sforza costantemente di ampliare le risorse dell’armonia, per esprimere ogni ripiego doloroso nel massimo dettaglio. Le dissonanze che si distillano negli accordi, i cromatismi che pervadono ogni riga, creano un vortice più o meno cristallizzato sulle parole e sugli affetti; e un contrappunto fantastico tra le voci conferisce al discorso una dinamica interna sorprendente.

Le parole sono di Claudio Abbado, ma senza difficoltà esse potrebbero essere attribuite ai molti musicisti, registi, scrittori, intellettuali ed artisti che negli anni si sono appassionati alla creatività del genio gesualdiano.

Igor StravinskyIn realtà l’opera del grande compositore cinque-seicentesco, trascurata per lungo tempo a causa della torbida vicenda omicidiaria che lo vide coinvolto, ha riacquistato un posto di assoluto rilievo nella storia della musica e delle arti soltanto in tempi relativamente recenti, nella seconda metà del 1900, grazie all’originale lavoro di recupero compiuto da Igor Stravinsky e Robert Craft. Si può dire, anzi, che dopo l’esecuzione del Monumentum pro Gesualdo firmato da Stravinsky, si sono moltiplicate le ricerche italiane e straniere intorno alla complessiva produzione gesualdiana.

Oggi la conoscenza dell’opera di Carlo Gesualdo è giudicata fondamentale ed indispensabile per una corretta formazione musicale, per cui frequentemente essa è posta al centro sia di esecuzioni concertistiche di qualità sia di specifici programmi di studio.

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